17/09/2008 11:52:32
Mostra fotografica sulla Tanzania per la notte bianca livornese
Nel giugno 2007 ho preso parte, insieme ad altre persone, ad un viaggio in Tanzania organizzato dal CMSR: siamo andati a vedere che fine fanno i tappini di plastica....ma un viaggio in Africa non si fa senza subire effetti collaterali.
E così al ritorno tutti i membri del gruppo sentivano l’esigenza di esprimere e condividere il più possibile le esperienze e le emozioni che questo viaggio ci aveva lasciato nel cuore e nei sensi, così è nata la storia di Tappino un libretto che illustra il percorso dei tappi e cosa viene realizzato con essi e che è dedicato ai ragazzi delle scuole, e l’idea di questa mostra fotografica, perché le immagini raccontano molto più delle parole, se gli occhi sanno vedere.
Inizialmente avevamo pensato di mettere dei titoli sui vari pannelli, ma poi abbiamo deciso che non era necessario, perché ognuno nelle varie foto possa vedere non solo la realtà, ma anche ciò che la realtà ispira come sentimento emozione ecc…
Io ad esempio in certe immagini ho trovato molte similitudini con i ricordi della mia infanzia...
Si, perché io appartengo a quella generazione che si ricorda che aprire un rubinetto e vedere sgorgare acqua non era poi così automatico... spesso bisognava andare alla fonte a prendere l’acqua con i secchi, i fiaschi, e portarli a casa magari facendo diversi “viaggi”...
Alcune immagini di bambini che giocano con vecchie gomme, o con rudimentali “giocattoli” mi richiamano immagini del nostro dopoguerra.
Non voglio asserire che le situazioni siano uguali, ma certo emotivamente mi sono sentita molto più vicina a certe problematiche, o meglio l’Africa e i suoi abitanti non mi sembrano più così diversi o lontani.
Ecco la mostra vuole ricordare questo e far riflettere su ciò che significa dare l’acqua potabile ad un villaggio.
L’acqua è vita quest’affermazione è scontata, ma nel nostro mondo circa un miliardo di persone è costretto ad utilizzare acqua contaminata.
Ogni anno le malattie legate all'uso di acqua non potabile costano la vita a 1,6 milioni di bambini, la maggior parte dei quali sotto ai 5 anni.
Milioni di donne percorrono ogni giorno molti chilometri a piedi per approvvigionarsi d'acqua, impedite a svolgere i lavori domestici, e spesso in queste occasioni vengono anche aggredite e violentate.
Numerosi bambini, ma soprattutto bambine, sono impossibilitati ad andare a scuola per aiutare i genitori in questa attività quotidiana.
Senza acqua potabile è impossibile sfuggire alla spirale di miseria delle infezioni.
Acqua significa poter bere, poter cucinare, lavarsi, irrigare il terreno.
Se le donne evitano di percorrere lunghe distanze alla ricerca dell'acqua avranno più tempo da dedicare alla famiglia e ad attività che consentono di aiutare il bilancio familiare, mentre potrà diminuire la mortalità infantile causata dal consumo di acqua non potabile.
L’intervento del CMSR va appunto in questa direzione: dotare ogni villaggio di acqua potabile con la costruzione di acquedotti o più semplicemente di pozzi cui partecipano attivamente anche i locali.
In ogni villaggio vengono creati dei comitati dell’acqua per la gestione e la conduzione dei pozzi in modo che la popolazione sia non solo coinvolta, ma artefice dei cambiamenti in positivo della propria vita e si senta responsabile del mantenimento di questi benefici.
Emanuela Moschei
Quando sono tornata dal primo viaggio in Tanzania ho fatto vedere le foto a moltissimi amici e quasi tutti mi hanno detto: “Che viaggio impegnativo, come hai fatto ad andare a vedere tutte queste cose tristi?”.
Questa affermazione, che più volte mi sono sentita ripetere, era in contrasto stridente con l'entusiasmo con il quale ero tornata e con la mia grande voglia di ripartire subito e con l'amore e la passione verso l'Africa che questo viaggio aveva saputo regalarmi.
Ecco perché abbiamo dato spazio in questa mostra fotografica anche ai paesaggi, agli animali, ai colori, al sorriso della gente, perché non vogliamo che qualcuno si faccia un’idea sbagliata.
Certo i problemi ci sono e non sarò io a negarli, ma l’Africa non è solo mancanza di acqua, mancanza di cibo, mancanza di assistenza sanitaria, l’Africa è anche un continente che si propone in positivo ed ha la capacità di trasmettere tanti importanti valori.
Sì, noi possiamo insegnarli come si costruisce e si gestisce un pozzo, ma loro possono insegnarci tante altre importanti cose.
Certo, è un viaggio che ti porta in diretto contatto con problemi che noi occidentali non abbiamo più in modo così diffuso e che soprattutto abbiamo imparato a nascondere, bambini che non hanno accesso ai diritti fondamentali anche da noi ce ne sono, basta pensare ai bambini Rom, solo un anno fa 4 bambini morivano nel rogo di una baracca.
Comunque tornando alla Tanzania devo dire che certamente non è facile vedere i bambini in fila con la ciotolina in mano, (come ci mostrano alcune foto), non è facile quando si scopre che quello sarà il loro unico pasto della giornata ed altri non avranno neanche questa fortuna, più di una volta siamo rientrati nella nostra jeep facendo fatica a trattenere le lacrime, ma vi posso assicurare che alla fine quello che l'Africa riesce a darti in positivo è moltissimo.
Prima di tutto c’è il rapporto con la gente.
Vi confesso che più di una volta mi sono trovata a pensare che se fossi stata una donna nata nella savana, che ogni giorno deve farsi ore di cammino con i secchi dell'acqua sulla testa, e se incontrassi un gruppo di italiani su una comoda jeep e la macchina fotografica in mano, probabilmente reagirei male e li manderei a quel paese senza pensarci troppo su.
Ed invece, non è così, in Tanzania ci hanno accolto a braccia aperte, sono sempre pronti a regalarti un sorriso, ad ospitarti, ad aiutarti, ad organizzare una festa di benvenuto con canti e balli in nostro onore, insomma hanno un grande senso dell'ospitalità.
Mi sono così stupita nel vedere questo comportamento positivo che talvolta penso: ma avranno capito bene che tutti i loro problemi nascono dal nostro ricco e sprecone modo di vivere?
Un'altra cosa che mi ha colpito è il rapporto che gli adulti hanno con i bambini.
Se ne incontrano tanti nella savana e sono tutti bellissimi, occhi grandi, nerissimi e luminosi, sorrisi altrettanto grandi e luminosi.
Le donne hanno una grande attenzione verso i loro figli, che nei villaggi crescono insieme, creando un senso di comunità che noi abbiamo perduto da anni.
Bambini molto desiderati e voluti dalle donne e che ovviamente rappresentano la speranza nel futuro di questo paese.
Un rapporto che mi ha incuriosito, privo di tante sovrastrutture inutile di cui invece noi lo carichiamo, ma mi riprometto di approfondire questo aspetto nei viaggi che spero di poter fare ancora in futuro...
Il tempo in Africa, almeno nella savana, è più vicino alla natura dell'uomo, molto diverso dal nostro, deciso dall’economia occidentale che ha sta esasperando le nostre vite.
In Africa si può riscoprire ed apprezzare il rapporto con il tempo e di conseguenza il rapporto con chi ci sta accanto, con la natura, con noi stessi.
Rapporti e valori che noi stiamo dimenticando e che invece questo popolo ci può insegnare nuovamente.
Il paesaggio della Tanzania è meraviglioso, i suoi grandi spazio, la varietà della vegetazione dalla savana, alle foreste, alla Rifltey Valley, agli animali.
Un ambiente unico che va salvato.
Il mio vuole anche essere un grido di allarme, affinché l'Africa non diventi la nostra discarica, sarebbe una grande perdita e una profonda ingiustizia.
La natura dell'Africa è un patrimonio dell'umanità non distruggiamola.
Antonella De Vito